Attacchi di panico

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Gli attacchi di panico rappresentano una delle patologie più diffuse nell’ultimo ventennio. Di conseguenza, è sempre più frequente il ricorso alla consultazione di uno psicoterapeuta da parte dei soggetti che ne soffrono.
L’attacco di panico è caratterizzato dall’insorgere improvviso di episodi di angoscia e dall’emergenza di manifestazioni somatiche intense. L’attacco di panico si accompagna a forti manifestazioni neurovegetative, quali palpitazioni, tachicardia, dolore o fastidio al petto, tremori corporei, vertigine, sudorazione, sensazioni di sbandamento, paura di morire e soprattutto sensazione di soffocamento. Una volta comparso, l’attacco di panico tende inevitabilmente a ripetersi, per cui il soggetto che ne è investito vive costantemente con questo timore. Bisogna invece fare in modo che quel che è uscito, invece di creare scompiglio nella vita del soggetto, trovi il suo impiego migliore, e un buon lavoro psicoanalitico aiuta in questo senso nel modo più incisivo.
La clinica fa sempre più esperienza anche con l’urgenza di uscita da attacchi di panico. La persona che si rivolge ad uno psicoterapeuta o a uno psicoanalista perché ne soffre ha sempre una situazione di emergenza. Gli attacchi di panico non le permettono infatti di svolgere la propria quotidianità. Ecco perché solitamente chi prova questo malessere cerca subito una soluzione magica, come l’uso sempre più diffuso dei farmaci. L’esordio arriva all’improvviso e viene spesso confuso con un disturbo dalla causa organica, partendo da un’interpretazione medica di quanto sta accadendo; ecco perché si va spesso a finire al pronto soccorso, o si interpellano numerosi medici quasi sempre impreparati a dare una risposta efficace alla rimozione del problema.
Una volta escluse le cause organiche, con difficoltà si accetta la diagnosi che contempla una causa psichica e s’incontra il nome del proprio sintomo: disturbo da attacco di panico. Trascorso il momento acuto, rimane l’angoscia che la crisi possa tornare. È una crisi senza parola che da quel momento getta il soggetto in un perenne stato di ansia. Per evitare le situazioni che creano ansia e che, secondo il soggetto che ne ha fatto esperienza, possono portare a vivere altre situazioni di panico, la persona evita qualsiasi occasione di novità o che possa portare a un imprevisto, creando limitazioni alla propria libertà pur di non rivivere l’esperienza dell’attacco di panico.
Gli attacchi di panico sono soltanto un sintomo, un aspetto di una situazione molto più complessa; è l’irruzione di una crisi senza parole ma che comunica attraverso il corpo che l’equilibrio apparentemente raggiunto dal soggetto non è adeguato. Il lavoro clinico dello psicoanalista con il soggetto consiste nel riannodare la crisi di panico alla sua storia, nel reperire il desiderio inconscio e lavorare affinché vi sia una riconciliazione con la dimensione cosciente.
Molti pazienti che vengono nel mio studio hanno avuto un esordio da panico. Si può uscire dallo stato di emergenza anche in poco tempo, e spesso senza alcun farmaco. Il benessere iniziale però non basta ma è propedeutico ad un successivo lavoro di annodamento del sintomo al fine di capire quali siano i fattori scatenanti.