Bullismo

bullismo

Gli effetti negativi, sociali, fisici e mentali, derivanti dall’essere stati vittime di bullismo non sono purtroppo confinati all’interno dell’età infantile e adolescenziale ma sono stati riscontrati anche a parecchi anni di distanza dall’evento, quando le persone che hanno subito bullismo sono già adulte. L’impatto di questo fenomeno può essere perseverante sulla salute di chi lo subisce e le conseguenze sociali durano anche nell’età adulta.
Sul lato sociale, dobbiamo innanzitutto eliminare la percezione che essere vittima di bullismo sia una parte inevitabile dell’adolescenza. Insegnanti, genitori ed educatori dovrebbero stare in guardia su cosa accade a scuola, tenendo presente che le prevaricazioni possono avere ripercussioni a lungo termine sui bambini.
I progetti per la prevenzione sono estremamente importanti ma al contempo si avverte la necessità di un intervento precoce per evitare potenziali problemi persistenti in adolescenza e in età adulta. Il bullismo va distinto da comportamenti aggressivi e antisociali che non creano asimmetria e disparità tra gli adolescenti in questione. Quando il comportamento aggressivo è legato all’impulsività tipica della fase adolescenziale non si può dunque parlare di bullismo.
Il bullizzato difficilmente si rivolge ai genitori perché teme che questi possano essere feriti dalla sua vulnerabilità.
Il bullismo fa male anche a chi lo agisce; è un problema sia per il bullizzato sia per il bullo, e le conseguenze sono a lungo termine. Una prevenzione efficace a questo fenomeno deve dunque riguardare il bullismo da entrambe le parti: bullo e bullizzato.
Il bullismo è solitamente diretto verso quelli che per qualche motivo escono dalla consuetudine, da una supposta “norma” che fa parte del mondo degli adolescenti, stabilita da loro stessi. Ci sono dei campanelli d’allarme cui è meglio prestare attenzione da parte dei genitori: isolamento, tentativo di evitare la scuola, cambiamenti nell’umore, peggioramento del rendimento scolastico, perdita di oggetti a scuola, evitamento del dialogo, abbandono scolastico, inappetenza, insonnia, eccesso di tempo passato con i videogiochi, capricci. Quando i capricci sono prolungati allora è bene chiedersi se non si tratti di un vero e proprio disagio.
I bullizzati hanno maggiore probabilità di andare incontro a disturbi psicosomatici. Il timore di frequentare la scuola è connesso con le lamentele di malattie inesistenti che mascherano l’evitamento di situazioni spiacevoli.
A. 12 anni, viene ricoverato per continui disturbi intestinali. Le varie indagini diagnostiche non rivelano nulla. Alle dimissioni, i genitori di A. vengono invitati a portare il figlio da uno psicoterapeuta. Quando arriva nel mio studio, i genitori non sanno cosa stia accadendo al loro figlio. Dopo qualche seduta viene fuori che A. è stato aggredito nel cortile della scuola da compagni che già lo bullizzavano da tempo.
L. 20 anni, all’età di 7 anni è stato vittima di atti di bullismo. Sviluppa un disturbo gastrointestinale che ancora oggi persiste. In seguito a numerose visite e a consulti di vari specialisti, la diagnosi è di disturbo psicosomatico. Mai una parola sul bullismo, che passa inosservato da parte dell’adulto.
G. 14 anni, viene bullizzata da un gruppo di compagni della sua classe. Le conseguenze sono un peggioramento scolastico, con rischio bocciatura, e continui svenimenti, dove le varie visite neurologiche non hanno portato a nessuna diagnosi medica.
Laddove la parola manca, è inibita, bisogna avere occhi sul corpo. Il primo passo da compiere è raggiungere la consapevolezza da parte dei genitori, che una volta scoperto il malessere del loro figlio, possono innanzitutto denunciare la situazione alla scuola e successivamente pensare all’aspetto psicologico rivolgendosi ad uno psicoterapeuta. Se non riconosciuto, il bullismo può destare grande preoccupazione per la salute psicofisica di chi ne è interessato.