Alcolismo

alcolismo

Nell’approccio psicoanalitico, la dimensione della mancanza, da cui scaturisce il desiderio, può diventare vuoto; l’abuso di alcol è un modo di riempire questo vuoto, questa mancanza che si è trasformata in vuoto. Lo steso avviene anche per le altre forme di dipendenza. La dipendenza in generale ottura la dimensione della mancanza. Qualunque sia l’oggetto della dipendenza, il soggetto che la esperisce ne diviene prigioniero e ad essa sacrifica la propria vita: interessi, affetti, ambizioni, salute, tutto passa in secondo piano, subordinato o addirittura sostituito dall’oggetto della propria dipendenza.
L’etilismo è antecedente alla tossicomania. Secondo la psicoanalisi, il vino è paragonabile alla relazione amorosa, e la dipendenza ha a che fare con la possibilità di sfuggire all’inquietudine relativa al rapporto di coppia. L’Altro può deludere mentre la bottiglia, nel caso dell’alcolismo, garantisce sempre lo stesso godimento.
Nel rapporto del bevitore con la bottiglia “si ha l’impressione dell’armonia più perfetta, un’immagine esemplare di matrimonio felice”. L’alcolista cerca un godimento sempre identico che è quello garantito dall’oggetto, che nell’alcolismo è la bottiglia. L’alcol assume la funzione di cura contro l’angoscia, un inebriante che annebbia, ovatta la mente proteggendola dal dolore.
L’alcolista oggi non è più un emarginato: attualmente, l’abuso di alcol interessa anche persone che hanno un’ottima posizione sociale e che intessono relazioni stabili. È anzi vero il contrario: l’uso di alcolici, soprattutto tra i giovani, non emargina ma anzi permette un inserimento sociale spesso “agevolato”. Il consumo e l’abuso di alcol rientra nella logica dell’aggregazione e del divertimento, sempre più diffuso tra i giovani.