AREE D’INTERVENTO

areedintervento

Adolescenza


L’adolescenza è una fase di passaggio dallo status di bambino a quello di giovane adulto, tale passaggio prevede continui cambiamenti. Avviene una profonda rivoluzione interna ed esterna, il corpo si modifica, il modo di rapportarsi ai genitori, agli adulti, ai coetanei e alla società cambia.
L’adolescenza è diventata da tempo un terreno di intervento della psicoanalisi, come sempre a partire da una domanda, individuale, familiare e a volte sociale. Nella definizione stessa di adolescenza permangono delle ambiguità, dal momento che comprende una dimensione naturale, la pubertà, che, osserva Freud, designa il risveglio pulsionale legato alla crescita biologica e una dimensione simbolica, sociale, culturale, in molte culture marcata da dei veri riti di passaggio.
Se il bambino deve ‘alienarsi’ nel linguaggio dell’Altro, assimilare la lingua familiare, i miti dei genitori, l’adolescente ha come obiettivo quello di separarsene, di prendere le distanze dall’universo familiare; l’adolescente cerca nell’allontanamento dalla propria dimora, nuovi legami sociali, una sua propria lingua separata che gli dia una particolarità, un’identità nel mondo degli adulti. La spinta al cambiamento, il movimento verso l’esilio, nasce dal corpo, che esprime il reale della pubertà. La sessualità dell’adolescente non è più quella del bambino che era e muove nel mondo alla ricerca di un partner dell’amore. Che cosa sia oggi questa avventura, nel secolo del trionfo dell’oggetto, lo verifichiamo caso per caso nella clinica.
Tra gli adolescenti negli ultimi anni si sono diffuse pratiche di autolesionismo, queste condotte sono caratterizzate dal modificare volontariamente parti del proprio corpo come per esempio avviene con il branding (che consiste nel marchiare a fuoco la pelle con un laser o con un ferro rovente) o come il cutting (procurarsi tagli su braccia e gambe con coltelli, forbici o taglierini) In questi casi, il corpo, può rappresentare un luogo di espressione della sofferenza e del disagio oppure lo strumento per comunicare i propri bisogni e conflitti evolutivi.

Ansia


La caratteristica dell’ansia è la presenza di preoccupazioni eccessive in cui l’attesa ha un ruolo centrale. Il termine ansia indica uno stato affettivo che invade il corpo, è spesso associata a sintomi corporei (palpitazioni, senso di oppressione al petto, affanno, tremori). L’ansia può compromettere la qualità di vita delle persone che ne sono affette poiché esse vivono in uno stato di tensione continua, preoccupandosi per qualsiasi cosa. L’incertezza porta al bisogno di determinare anticipatamente tutti i passi di un processo, ecco che il soggetto si preoccupa di mansioni che dovrà svolgere poi, anche in una condizione di distacco da quel contesto.
Freud individua nell’ansia l’indice di un conflitto interno al soggetto stesso, conflitto intimamente connesso con l’altro. Infatti l’ansia nasce da un rapporto insicuro con l’Altro, per Altro si intende chiunque abbia un legame significativo con il soggetto. Ebbene il sintomo ansioso non può essere eliminato tout-court ma è necessario che venga indagato in relazione alla storia del soggetto che ne soffre, affinché possa trovare una sua risoluzione.

Attacchi di panico


Gli attacchi di panico nell’ultimo ventennio rappresentano una delle patologie più diffuse e per cui più frequentemente si richiede oggi una consultazione psicologica. L’attacco di panico è caratterizzato dall’insorgere improvviso di episodi di angoscia e dall’emergenza di manifestazioni somatiche intense. Si accompagna a forti manifestazioni neurovegetative, quali palpitazioni, tachicardia, dolore o fastidio al petto, vertigine, tremori corporei, sudorazione, sensazioni di sbandamento, derealizzazione, paura di morire e soprattutto sensazione di soffocamento. Una volta comparso, l’attacco di panico tende inevitabilmente a ripetersi, per cui il soggetto che ne è investito vive con questo timore. Bisogna far in modo che quel che è uscito, invece di creare scompiglio nella vita del soggetto, trovi il suo impiego migliore. Il lavoro psicoanalitico aiuta in questo senso nel modo più incisivo.

Fobie


Il termine fobia indica timore irrazionale e incontrollabile di un oggetto o di una situazione sentita come minacciosa in assenza di un reale pericolo. Tra le fobie più diffuse sono presenti la paura delle altezze (acrofobia), la paura dei ragni (aracnofobia), la paura del sangue e delle ferite (emofobia), la paura degli spazi chiusi (claustrofobia), la paura dei luoghi pubblici (agorafobia), la paura di essere sepolti vivi (tafofobia), la paura dello sporco (rupofobia) e la paura dei cani (cinofobia).

Depressione


Tristezza, disperazione, disinteresse verso il mondo, senso di impotenza, sensazione di vuoto e smarrimento del senso della propria esistenza sono vissuti familiari per chi soffre di depressione. Affrontare la quotidianità diventa faticoso e la forza per andare avanti man mano si indebolisce. La depressione è un male di vivere che ha origine da un’esperienza di perdita. L’affetto depressivo è la reazione soggettiva di fronte all’apparizione di un buco nel mondo, in quanto nella depressione, secondo Freud, è il mondo che si svuota, la persona si confronta con un vuoto nel mondo. Se da un lato c’è la sofferenza della persona, dall’altro non bisogna dimenticare che, come affermava Freud, ogni sintomo è un messaggio da decifrare. Un aiuto viene dai farmaci, tuttavia il ricorso ai medicinali non è del tutto risolutivo, non agisce sulle cause profonde che hanno portato la persona a rifugiarsi nella depressione.

Dipendenze


Le dipendenze oggi non possono più essere confinate nell’abuso di sostanze come droghe e alcolici ma riguardano sostanze stupefacenti, alcool, gioco d’azzardo, internet, cibo. L’uso e abuso di oggetti e sostanze rappresenta una soluzione a quella percezione di inadeguatezza e di solitudine che caratterizza la sofferenza nella società contemporanea e che confina, chi ne soffre, in un’emarginazione crescente. Oggi si parla di poliassuntori, significa che il consumatore associa sostanze diverse che hanno anche effetti differenti sulla psiche e sull’umore.
Le sostanze di consumo garantiscono un soddisfacimento sempre identico e sempre disponibile. Freud ne dice:
“Dobbiamo ad essi [agli effetti degli inebrianti] non solo l’acquisto immediato di piacere, ma anche una parte, ardentemente agognata, d’indipendenza dal mondo esterno. Con l’aiuto dello scacciapensieri sappiamo dunque di poterci sempre sottrarre alla pressione della realtà e trovare riparo in un mondo nostro, che ci offre condizioni sensitive migliori”

Disturbi psicosomatici


I fenomeni psicosomatici sono una manifestazione organica patologica originata da una sofferenza psichica. Si parla di fenomeni psicosomatici quando il corpo comincia a esprimere ciò che la coscienza rifiuta.
Si tratta di patologie che coinvolgono e incidono un segno tangibile sul corpo. Chi ne è affetto spesso riconosce un’origine psichica della malattia. In particolare il fenomeno psicosomatico ha spesso a che fare con un trauma legato ad una perdita, ad una separazione a cui il soggetto non ha saputo far fronte, c’è qualcosa di insormontabile che permane e ristagna come un dolore inarginabile. Il trauma non elaborato può fare rientro nel corpo che si lascia incidere da un marchio di dolore indicibile e indelebile, permettendo alla patologia di avanzare al di là della volontà e dal controllo. Anche se la medicina riscontra i segni della malattia, non riesce ad attribuire una causa fisica, ecco perché non basta come cura.
La psicoanalisi interviene riconoscendo al paziente il diritto a riprendere a dare valore alla propria parola, può accompagnarlo a fare i conti con la propria sofferenza riannodando la propria storia ed elaborando i traumi implicati nell’insorgenza della patologia.
Mano a mano si potrà dunque riaprire quello che prima nel fenomeno psicosomatico era solo un sigillo, una chiusura incomprensibile e dolorosa per chi ne porta il segno.

Disturbi della sfera sessuale


Un disturbo sessuale è caratterizzato da un’anomalia del processo nel ciclo di risposta sessuale, o da dolore associato al rapporto. Si manifestano con calo o assenza di desiderio sessuale, in disturbo dell’eccitazione nella donna e in impotenza nell’uomo, o in anorgasmia, eiaculazione ritardata o anticipata.
Esistono disturbi sessuali caratterizzati da dolore durante il rapporto, come la dispareunia, sia maschile che femminile, o il vaginismo femminile. È sempre importante escludere, con esami medici specifici (urologici o ginecologici), la presenza di eventuali disfunzioni organiche. Dopo aver escluso probabili ipotesi organiche, il problema dovrà essere affrontato sul piano psicologico. Un rapporto difficile con il proprio corpo, idee distorte sulla sessualità, inibizione possono rappresentare i segnali di problemi più profondi, che possono derivare dalle matrici fondamentali che hanno reso contraddittorio il desiderio. su cui si può intervenire a livello psicologico.

Disturbi alimentari


I comportamenti di rifiuto o di abuso del cibo rappresentano la manifestazione più evidente della sofferenza della persona anoressica o bulimica.
L’anoressica insegue l’ideale di un corpo quasi disincarnato, si sottrae al cibo per avere un segno d’amore dall’Altro. Lo statuto del desiderio d’amore dell’anoressica spesso viene equivocato con quello del bisogno, così l’Altro risponde a tale domanda d’amore con cose da mangiare.
Nella bulimia invece il soggetto supplisce mangiando a qualcosa che è carente all’origine, cerca di rimediare alla frustrazione della propria domanda d’amore attraverso la ricerca continua di cibo.
I disturbi del comportamento alimentare nascondono più questioni che non si possono ridurre al rapporto col cibo ma che interrogano la sfera delle relazioni interpersonali. Chi ne soffre, e spesso anche il contesto familiare del soggetto, pensano di poter dominare la situazione facendo appello alla forza di volontà, ma la volontà gira a vuoto proprio perché i disturbi alimentari non riguardano solo il rapporto col cibo, ma sono un fondamentale rifiuto dell’Altro, dei legami affettivi e sociali.